Le Potenzialità

Social business e Low profit

Margherabond si pone, sotto molti aspetti, nell’area delle imprese legate al “Social business”, da tempo tra i primi punti nell’agenda europea. Un peso economico in continua crescita che oggi sfiora ormai il 10% del prodotto interno lordo dell’Unione, per un totale di quasi 11 milioni di occupati.


L’Italia ha istituito, e favorisce, con la L.118/2005, resa organica tramite il d.lgs.155/2006 e successivi decreti attuativi del 2008, le “imprese sociali”. Anche la principale limitazione insita in questa legge, ovvero il totale divieto di distribuire utili, date le critiche e i ripetuti tentativi di revisione, con molta probabilità lascerà il passo ad un nuovo, più morbido principio “low profit”, strada peraltro già imboccata da aziende pioniere, come “Make a Cube” di Milano. In questo contesto il profitto e l’eventuale distribuzione di utili, e quindi la “generazione di valore economico”, non sono certo i principi ispiratori dell’impresa, un fine in sé, ma vanno considerati presupposto per il raggiungimento degli obiettivi e per la continuità dell’impresa.


Nel nostro caso si tratta di immaginare una rete di piccole imprese in grado di offrire un servizio senza avere come scopo il perseguimento del profitto, comunque necessario per l’equilibrio economico-finanziario, bensì l’offerta di lavoro nel rispetto di valori come la solidarietà, il bisogno di relazione, la condivisione.

Un doppio binario: fisico e digitale

Dal giorno in cui abbiamo iniziato a ragionare sul progetto, quasi due anni fa, la situazione è molto
scambiata. “Crowdfunding” e “start up”, parole diffuse allora solo tra esperti di economia aziendale, sono oggi termini quasi di uso comune. Partito dagli Usa, il finanziamento in rete è in netto aumento anche in Italia e ha assunto proporzioni ragguardevoli, destando sempre più interesse nei media e tra gli investitori. Accanto a questo e allo sviluppo di piattaforme web dedicate (Siamo soci, Produzioni dal basso, Eppela) il settore “food”, la ristorazione, il biologico, l’autoproduzione, così come il turismo sostenibile, in particolar modo il cicloturismo, mantengono la loro forza anche in questo periodo di crisi. PlayCity, il nostro progetto principale, mette insieme queste diverse aree di interesse sociale, culturale ed economico, unendo alla forza della rete, al mondo digitale, la forza “reale” locale, quella fisica, legata alla convivialità, alla ristorazione, alla produzione vera e propria.


Il progetto soddisfa inoltre alcuni bisogni essenziali di cui Venezia, intesa come area metropolitana, è carente, in particolare per quanto riguarda le strutture per il tempo libero, prime tra tutte le piscine pubbliche all’aria aperta con aree per il gioco e lo sport.


In generale si tratta sicuramente di un progetto innovativo ed appetibile anche se alternativo
rispetto all’economia tradizionale, legato al social business, dato che in esso, più che la ricerca del profitto, prevale la creazione di “valore economico sociale”. Ma proprio questa particolarità lo rende ancor più attraente per i cittadini, per le altre imprese sociali, per le amministrazioni
pubbliche, per particolari categorie di investitori sensibili ai temi etici.

La partecipazione per battere la crisi

Un altro importante elemento di forza è la possibilità data ai cittadini di poter partecipare direttamente ai progetti. In tal senso nel mondo stiamo infatti assistendo ad una vera e propria rivoluzione. Dal doppio successo del presidente Obama negli Stati Uniti d’America, alle occupazioni pacifiche e civili delle piazze europee, all’attuale sconvolgimento politico italiano, tutto il cambiamento sta passando attraverso l’azione della gente. Attraverso la rete i cittadini hanno ripreso in mano il loro destino reclamando i loro diritti, la loro voglia di partecipare.


Nell’area veneziana Margherabond si presenta come un primo tentativo di rispondere a questo bisogno: un progetto locale sperimentale di economia “partecipata” dal basso. Alla base sta
la convinzione che dalla contaminazione tra settori e tra culture e dalla partecipazione popolare, attraverso strumenti che diano voce ai cittadini e forza al loro lavoro, possano nascere nuove idee in grado di contrapporsi alla crisi e alle attuali difficoltà economiche ed ambientali.